Famiglie e studenti

Contro il bullismo, (ri)spunta l’idea delle telecamere a scuola

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Meglio l’incolumità in classe o la privacy? Di fronte ai ripetuti casi di maltrattamenti di maestri nei confronti di alunni in tenera età e, in queste ultime settimane, di violenze da parte di studenti nei confronti dei loro professori, c’è chi torna a proporre l’introduzione delle telecamere nelle scuole.

Il dibattito
La proposta ha subito acceso il dibattito. Per il Codacons «i sistemi di videosorveglianza nelle aule - dice il presidente, Carlo Rienzi - sono l’unica possibilità per evitare bullismo, maltrattamenti e veri e propri crimini che purtroppo, come ci insegnano i fatti di cronaca, sono sempre più numerosi nelle scuole italiane e aumentano di giorno in giorno». Anche un fetta del mondo docenti non sembra rifuggire l’ipotesi. Quelli aderenti al gruppo Fb professioneinsegnante.it, in particolare, sono favorevoli alle telecamere in aula ma da utilizzare solo nel momento in cui si verifica un episodio particolare e si deve capire meglio cosa è successo. Dovrebbe essere impossibile, per il resto, che chiunque possa “spiare” gli insegnanti. «I docenti - spiega il prof Salvo Amato, che coordina la pagina - non vogliono, giustamente, che le telecamere spiino il proprio lavoro: di qui la proposta di poter visionare quelle immagini solo nei casi di episodi che richiedano chiarezza».

A essere contrari i sindacati. «La scuola è un ambiente educativo, pensare a telecamere in
classe fa venire in mente un riformatorio o un carcere», dice Pino Turi, segretario generale Uil Scuola. Per Maddalena Gissi, Cisl Scuola, il timore non sono le telecamere «ma che si possa mettere in discussione la relazione tra insegnante e discente. Semmai abbiamo bisogno di telecamere laddove l'occhio dell'insegnante non arriva - prosegue Gissi - per esempio nelle scale d'emergenza, nei corridoi, in alcuni luoghi in cui le azioni di bullismo
avvengono. Il dubbio però è: se dovessimo mettere le telecamere, chi dovrebbe controllare il materiale prodotto?». Anche Rino Di Meglio, coordinatore della Gilda, si dice «molto perplesso»; e Francesco Sinopoli, a capo della Flc Cgil, taglia corto: «Siamo contrari».


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