Famiglie e studenti

Il velo come ponte tra le culture

Partire da noi e dal nostro passato per capire il presente e accogliere l’altro. Utilizzando simboli e personaggi “ponte” tra le due sponde del Mediterraneo. A cominciare dal velo e dai suoi significati. Perché è solo dalla conoscenza che nasce l’inclusione. È il filo conduttore del progetto didattico “Hijab e Maccaturi” - velo islamico e fazzoletto copricapo irpino - che ha interessato dieci istituti scolastici della Provincia sud di Salerno, a cominciare dal Liceo classico artistico musicale “Perito-Levi” di Eboli. Un territorio dove, secondo Carlo Levi, in piena seconda guerra mondiale, si era fermato Cristo, inteso come il progresso. E che oggi vanta un 13% di stranieri, impiegati soprattutto nell’agroalimentare.

A riassumere le vie che sono state battute ci pensa Maria Luisa Albano, arabista e docente di lingua e letteratura inglese al “Perito-Levi”: «Il nostro lavoro è stato suddiviso in varie sezioni: interletteratura, letteratura per bambini e per ragazzi, filosofia, diritto, personaggi ponte, culture alimentari». La prof cita i vicoli del Cairo e di Napoli, resi celebri dal premio Nobel egiziano Naghib Mahfouz e dalla nostra Matilde Serao. Così lontani per epoche e latitudini ma così vicini per colori, sapori, odori. Fino ai veli “Hijab e Maccaturi” - e alla loro valenza sociale - che danno il nome al progetto, diventato anche un e-book con la supervisione dell’università di Salerno.


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