Formazione in azienda

Dottorati industriali, asse pubblico-privato

di Claudio Tucci

Da un lato ci sono le imprese, che aprono le porte a giovani con competenze specialistiche di elevato livello. Dall’altro lato ci sono università e mondo della ricerca pubblica, che portano in dote all’azienda saperi e conoscenze, “contaminandosi” così con il mondo del lavoro. In mezzo, ci sono loro, i dottorandi, che possono “toccare con mano” il valore aggiunto della ricerca industriale, e in questo modo orientarsi al meglio nella propria scelta professionale.

La sintesi di tutto ciò è l’innovativa formula di partnership privato-pubblico, applicata al dottorato di ricerca industriale, la prima del suo genere in Italia, frutto di una convenzione sottoscritta a maggio 2018 da Confindustria e Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche), e rinnovata a febbraio con l’obiettivo, adesso, di accelerare.

L’accordo punta a promuovere lo strumento del dottorato di ricerca industriale, triennale e finanziato al 50% da imprese e Cnr, sia per lo svolgimento di programmi di formazione dei dipendenti già impegnati nell’azienda in attività di elevata qualificazione sia per costruire percorsi di studio (e di inserimento) specifici per i giovani ricercatori.

«I ricercatori industriali sono una risorsa preziosa - ha sottolineato il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia -. Si tratta di persone che hanno raggiunto il più alto livello di istruzione e danno un contributo decisivo all’allargamento dei confini dell’innovazione in generale e, per noi imprese, alla diffusione di un Made in Italy sempre più all’avanguardia. Dobbiamo promuovere la cultura della ricerca industriale in Italia e creare le condizioni per partnership stabili tra università, ricerca e sistema delle imprese». Sulla stessa lunghezza d’onda, il presidente del Cnr, Massimo Inguscio: «Sono convinto - ha spiegato Inguscio - che il Cnr con la sua multidisciplinarietà rappresenti un punto di forza per il potenziamento dei dottorati industriali, favorendo la piena sinergia tra formazione, ricerca e trasferimento tecnologico e permettendo ai nostri migliori cervelli di contribuire alla crescita della competitività del Paese: essenziale ora più che mai».

Il punto è che proprio la valorizzazione di risorse qualificate e il potenziamento delle attività di ricerca all’interno delle aziende (che non è affatto ricerca di serie B, anzi) rappresentano i fattori chiave per spingere crescita e sviluppo. E ciò è tanto più vero nell’attuale modello di Open Innovation, in cui diventa strategico per le imprese ampliare la propria attività di “ricerca”, stringendo rapporti di collaborazione con altri soggetti, fornitori di conoscenze e tecnologie, quali università ed enti pubblici di ricerca.

I numeri dell’iniziativa dottorati di ricerca industriali sono in costante crescita: nei tre anni di finanziamento le borse di dottorato industriale attivate e in via di attivazione sono in totale 77, sparse in un po’ tutte le regione, soprattutto Campania, Puglia, Sicilia, Toscana, Lazio, Lombardia e Piemonte. Strategiche anche le aree tematiche a cui afferiscono le borse finanziate: ingegneria, Ict, fisica, le principali.

«La ricerca è innovazione - ha chiosato il ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi -. Ed è proprio attraverso l’innovazione che le idee e le progettualità diventano nuova linfa anche per le aziende. Se l’impresa riesce a tradurre in prodotto una scoperta tecnologica, il potenziale commerciale aumenta e migliorano l’economia e l’intera società».


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