Formazione in azienda

Dai cementisti ai molatori: Fincantieri a caccia di tecnici

di Celestina Dominelli

Addetti alle ponteggiature e agli impianti provvisori, meccanici di bordo, pittori e cementisti. E ancora, montatori di condotte, carpentieri, installatori di tubi e scafi, ma anche tracciatori, molatori, arredatori e motoristi. È assai variegato l’elenco dei profili tecnici che Fincantieri stenta a rintracciare e su cui mercoledì ha lanciato un allarme l’ad del gruppo, Giuseppe Bono. Un fabbisogno che il ceo ha stimato in 5-6mila persone nei prossimi 2-3 anni, considerando anche le professionalità garantite dall’indotto.

Per la sola Fincantieri, si tratta di 1.500 assunzioni nel prossimo triennio focalizzate soprattutto nei due poli principali del gruppo, Friuli Venezia Giulia e Liguria, anche se la domanda di nuovi occupati riguarda tutte le nove sedi sparse per la penisola. Perché è vero che il fabbisogno più importante riguarda le aree in cui è concentrata la produzione crocieristica (Monfalcone, Marghera, Ancona e Sestri Ponente), ma la richiesta di manodopera specializzata è forte anche nei cantieri attivi sul militare (Riva Trigoso e Muggiano), come pure oltreconfine. È il caso, come ha ricordato anche Bono, dei siti rumeni di Tulcea e Braila che fanno capo alla controllata Vard (offshore) e che, per effetto della diversificazione delle attività, costruiscono oggi anche blocchi e sezioni di navi da crociera in sostegno di alcuni cantieri italiani. Da qui la necessità crescente anche in Romania di operai sempre più specializzati che, per ora, l’azienda ha tamponato impiegando lavoratori da un altro dei cantieri di Vard, quello in Vietnam.

Fin qui il fabbisogno nei livelli operativi, ma il gruppo triestino è a caccia anche di altri profili, sempre tecnici. Quali? Basta scorrere il dettaglio delle posizioni ancora aperte per il 2019 (circa 300) dove spiccano, tra gli altri, 27 risorse da impiegare nell’area pianificazione e controllo della produzione o i 14 tecnici che dovrebbero andare a occupare altrettante caselle della funzione It (information technology), tra specialisti in cybersecurity, project manager e analisti di infrastrutture e telefonia. Per non dire dei 60 posti da progettisti che ancora attendono di essere coperti e dei quasi 130 ruoli nella produzione, dal supervisore al responsabile di officina.

Insomma, la lista per il gruppo cantieristico è lunga. Ed ecco perché l’azienda è corsa ai ripari e ha messo in campo tutta una serie di iniziative per provare a colmare il gap. Dal protocollo, siglato nel novembre 2018, con il Miur per rafforzare il rapporto tra istituti tecnici e Its e mondo del lavoro nel settore metalmeccanico, all’accordo firmato a maggio scorso con l’università della Calabria per stabilire nuovi rapporti di collaborazione nei settori dell’ingegneria civile, industriale e dell’informazione. Fino all’ultimo tassello, a fine giugno, frutto dell’intesa che Fincantieri aveva siglato nel 2018 con regione Liguria e sindacati: l’avvio del corso di tecnico superiore per la produzione presso l’Accademia della marina mercantile.


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