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Fondirigenti: in tre anni investiti 158 milioni per oltre 45mila manager

di Claudio Tucci

Più di 45mila dirigenti formati in tre anni, 8.250 piani approvati per altrettante imprese, con un faro specifico sulle esigenze legate a Industria 4.0, 100 milioni di risorse stanziate e 58 milioni di co-finanziamento per le imprese coinvolte. Fondirigenti, il fondo di Confindustria e Federmanager per la formazione manageriale d’Italia, che conta 14mila imprese, 80mila tra dirigenti e manager associati e una quota di mercato pari al 75%, presenta oggi a Milano il primo (in assoluto per il settore) Bilancio sociale d’impatto, 2015-2018.

Tra le iniziative realizzate spicca l’affiancamento a quelle aziende alle prese con la rapidissima trasformazione digitale in atto: nell’ultimo triennio, Fondirigenti ha investito sulla formazione nei big data, nella cybersecurity, nel digital marketing e nell’automazione dei processi oltre 27 milioni di euro, coinvolgendo 3.500 dirigenti attraverso 250mila ore di “aggiornamento” professionale. I piani che hanno ottenuto risorse sono stati più di 1.500, ed è stato riscontrato, anche, un fattore moltiplicatore degli investimenti del 180 per cento.

Ed è proprio il valore generato dall’attività formativa un altro dato che viene evidenziato nel documento: per ogni euro investito in formazione - è scritto - le imprese interessate hanno un ritorno di 16 euro, frutto di benefici diretti e indiretti, quali ad esempio risparmi di spesa in formazione, servizi che Fondirigenti mette a fattor comune, disponibilità di maggiori risorse per gli investimenti privati. E, non ultimo, aumento della produttività. A certificarlo è pure uno studio dell’università di Trento: «Al raddoppio degli investimenti in formazione manageriale corrisponde un incremento della produttività aziendale per gli aderenti del 12 %». E guarda caso proprio «sul recupero di produttività e sui maggiori investimenti in capitale umano l’Italia ha bisogno di recuperare (e in fretta) terreno in raffronto con i principali competitor comunitari», osserva Carlo Poledrini, presidente di Fondirigenti.

Certo, le “zavorre” non mancano, a partire dai costi legati alla burocrazia che invece di ridursi crescono negli anni: nel periodo 2015-2018 l’aumento medio annuo è stato addirittura del 33%, e a soffrirne sono in primis le pmi. Qui Fondirigenti chiede un intervento chiaro al governo: la semplificazione normativa e regolamentare dei fondi interprofessionali, per liberare il loro potenziale di “agilità e concretezza”. Del resto, la transizione digitale di aziende e territori è ormai una realtà irreversibile. Su questo punto, nel biennio 2017-2018, il Bilancio sociale d’impatto riporta 21 iniziative realizzate in 10 regioni che hanno interessato oltre mille dirigenti (in testa la Lombardia). Larga parte dei progetti ha guardato alle esigenze di territori e settori, alle azioni di sensibilizzazione e informazione e all’individuazione delle competenze giuste al tempo del 4.0. Nel mirino sono entrati anche i giovani, con l’obiettivo di favorire l’osmosi tra imprese e sistema dell’educazione professionalizzante di alto livello.


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