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«Il lavoro del futuro? Non solo digitale, serve anche la filosofia»

di Alessia Tripodi

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«Fra 15-20 anni i mestieri di oggi non esisteranno più, il mercato del lavoro sarà completamente cambiato. E per essere competitivi non basteranno le competenze tecniche, ma serviranno anche quelle filosofiche». È la ricetta di Marco Fanizzi, Vp Enterprise di Dell Technologies Italia, realtà leader nelle infrastrutture e soluzioni tecnologiche da sempre impegnata sul fronte della formazione. E che con una ricerca ha indagato la visione del mercato da parte dei Millennials e della cosiddetta Generazione Z - ovvero dei giovani nati dalla metà degli anni ’90 in poi, che nel giro di 15-20 anni rappresenteranno il 20% della forza lavoro. Scoprendo che non è detto che le imprese siano davvero pronte a sfruttare appieno le potenzialità di questi lavoratori “super” hi-tech. E che, per esempio, i ragazzi sono molto interessati al lato etico della professione, pronti a impegnarsi per la tutela dell’ambiente, ma poco attenti alla tutela dei dati sul Web, nonostante siano costantemente connessi.

Cosa dice la ricerca
Il sondaggio di Dell Technologies ha chiesto a 12mila studenti delle scuole superiori e universitari di tutto il mondo la loro opinione sulla tecnologia e sulle future carriere. L'80% desidera lavorare con tecnologie all'avanguardia e crede che l’automazione creerà un amviente di lavoro più equo. Oltre un terzo è interessato alle carriere It, inclusa la sicurezza informatica, ma “solo” il 53% è più fiducioso di avere le competenze tecnologiche richieste dai datori di lavoro. Il 73% dei giovani, poi, classifica la sicurezza dei dati come «priorità elevata», ma solo il 31% afferma di fare «tutto il possibile» per proteggere i propri dati. Il 95%, però, dichiara di fare attenzione a ciò che pubblica sui social media perché potrebbe avere un impatto sulla loro futura carriera. Cosa implica questo per le aziende? Innanzitutto, dice la ricerca di Dell Technologies, adottare un approccio «tecnologicamente avanzato» in tutte le fasi - dalla selezione, all’assunzione dei giovani, fino all’esperienza lavorativa quotidiana - e prendere in considerazione programmi di “mentoring tecnico” per armonizzare le “variazioni generazionali” nei livelli di competenze It, ovvero accorciare la distanza tra i giovanissimi iper tecnologici e i lavoratori senior con conoscenze più “datate”.

Nuove generazioni in azienda
«Le nuove generazioni sono molto diverse da noi - spiega Fanizzi - non sopportano le istituzioni, più che nelle grandi realtà produttive preferiscono lavorare nelle startup. Oggi in azienda arrivano persone che sono in costante interazione con i social - aggiunge - e che quindi dopo aver fatto una cosa si aspettano di ottenere un feedback immediato e da diversi fronti», proprio come il “like” su Facebook o su Twitter. Un approccio che, secondo il manager, trasforma anche le modalità di valutazione in azienda: «Il feedback annuale è troppo raro, si punta su verifiche più frequenti, in una modalità che diventa coaching continuo, valutazione peer to peer e crosspeer”.

Contratto di formazione lavoro 4.0
E perchè accanto alle competenze tecniche sono sempre più importanti quelle filosofiche? «Perchè nel futuro non cambierà solo il modo di lavorare - sottolinea Fanizzi - non cambieranno solo le professioni, ma anche il rapporto con le persone sarà diverso». E dunque, spiega, bisognerà essere in grado di gestire relazioni sempre più flessibili, complice anche lo smartworking «che cambia il modo di fare azienda». Sul fronte del rapporto tra formazione e mercato del lavoro - e sulle distanze che ancora permangono - secondo il manager di Dell Italia ci vorrebbe «un contratto di formazione lavoro 4.0, che dia alle aziende la possibilità di accogliere i giovani e scommettere su di loro formandoli “on the job” con competenze hi-tech».


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