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La fabbrica del futuro si progetta al museo

di Ilaria Vesentini

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Ha raccontato fin qui ai ragazzi - oltre 30mila solo lo scorso anno, dalle scuole materne ai licei - sei secoli di manifattura emiliana, dai telai rinascimentali alle macchine a vapore della prima rivoluzione industriale per poi arrivare ai torni della seconda rivoluzione e ai computer della terza. Ora il Museo del patrimonio industriale di Bologna apre le porte alla “fabbrica del futuro”, «uno spazio dove i giovani, ma anche chi già lavora in azienda, può capire e immaginare le possibili evoluzioni delle tecnologie e dei mestieri dell’uomo. Se oggi nel nostro Paese mancano tanti profili tecnici e ingegneri è perché le imprese non sono riuscite a raccontare la prospettiva del futuro in fabbrica. Nei musei, come nelle università, si insegna solo ciò che già si sa e non a immaginare quello che ancora è sconosciuto».

Con queste parole Mauro Sirani Fornasini, presidente dell'Associazione Amici del Museo del Patrimonio industriale, ha aperto oggi la nuova area-laboratorio dentro alla fornace Galotti, la suggestiva fabbrica ottocentesca di laterizi ristrutturata lungo il canale Navile, scrigno della storia e dell’identità industriale bolognese.

Tecnologie abilitanti 4.0 in vetrina
I nuovi spazi al primo piano della fornace sono articolati in cinque aree tematiche - simulazione, realtà virtuale, additive manufacturing, automazione industriale e big data - e allestiti con tecnologie all’avanguardia, oltre 300mila euro di attrezzature finanziate da aziende del territorio (Bonfiglioli, Walvoil, Ima, Lamborghini, Philip Morris, solo per citare i nomi più noti) e dalla stessa Associazione Amici del Museo del patrimonio industriale, che riunisce tutti i grandi marchi della manifattura emiliana. Qui i ragazzi potranno capire come sta cambiando il mondo della produzione e quali competenze saranno necessarie nelle aziende del domani. L’obiettivo, infatti, è valorizzare e promuovere la formazione tecnica, «soprattutto tra le ragazze, perché se è vero che da qui al 2050 mancheranno 8 milioni di giovani, il gap di competenze tecniche diventerà allarmante per il nostro distretto, se non ci sarà un forte contributo di talenti femminili», sottolinea Sirani Fornasini.

Bologna culla delle competenze meccaniche europee
«Nessun territorio credo possa rappresentare meglio di Bologna il cambiamento industriale in atto. Da un lato c’è il timore che l’aggressione della tecnologia possa portare alla perdita di posti di lavoro, ma la rivoluzione 4.0 rende invece ancora più centrali le persone nel contesto produttivo e in questo museo se ne ha la prova», rimarca Alberto Vacchi, presidente di Confindustria Emilia, che a sua volta sta portando avanti l’iter di approvazione per un nuovo liceo paritario “Steam international” pronto a debuttare il prossimo autunno in centro a Bologna, mutuato dal modello sperimentale avviato due anni fa a Rovereto. «Quando si parla di manifattura 4.0 si pensa subito alla forza tedesca, e in effetti la Germania ha determinato le regole del gioco prima e più di noi, ma oggi la nostra capacità di declinare quei percorsi nel tessuto industriale è addirittura maggiore», aggiunge Vacchi. I ragazzi potranno ora provare l’esperienza di passeggiare in alta quota tra gli ingranaggi delle pale eoliche (grazie alla realtà virtuale di 8K Officine applicate ai motoriduttori Bonfiglioli), nelle gallerie del vento per le simulazioni dei prototipi Lamborghini (firmate Ansys), sperimentare scanner e stampanti 3D (Euclide-Walvoil) e la collaborazione con robot umanoidi nei reparti Ima.


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