Enti e regioni

L’urgenza di ritrovare spazio per l’educazione civile

di Mario Schermi*

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L’educare oggi sembra ripiegarsi su dimensioni private e, talvolta, intime. Prende in cura gli aspetti e le capacità individuali, coltivandone efficienza ed efficacia. Poco, molto poco, sembra riesca a fare per restituire a ciascuno le competenze del viver-bene-con-gli-altri. L'educazione civile sembra essere sparita dagli orizzonti educativi. Né la famiglia, né la scuola, né la società lavora su quest'area pedagogica essenziale, per imparare a vivere insieme agli altri, in una società che ha delle regole di convivenza e diritti-doveri per ogni individuo.
Una volta l'educazione civile era un lascito generazionale: un buon padre di famiglia insegnava al figlio a diventare una brava persona, a rispettare la comunità in cui cresceva, lo stesso facevano gli insegnanti e un consistente nucleo di “educatori civili” non organizzati: dai vicini agli anziani del circolo. Oggi, invece, l'interesse prioritario di genitori, insegnanti e chiunque abbia responsabilità educativa sembra essere quello di trasmettere nozioni facili da applicare, diffondendo un'etica individualista, arrampicatrice, disimpegnata che non ha precedenti nella storia repubblicana. L'Italia post bellica era un Paese in cui l'attenzione per l'educazione da parte dell'attivismo politico era alta, gli adulti se ne facevano carico, educando i giovani all'importanza della cosa pubblica, incontrandoli e ragionando con loro sul bene comune e convocando le nuove generazioni a prendere parte alla costruzione del futuro. Oggi non esistono esperienze di questo tipo, se non molto piccole e limitate. L'avvento dell'era post ideologica si è portato dietro l'incapacità di rappresentare il futuro e l'educazione, che è proprio la capacità di reinterpretare il domani a partire dalle nuove generazioni in dialogo con il passato. Se la speranza di futuro è più labile, liquida, meno definita, anche il lavoro educativo che dovrebbe sorreggerla si fa più confuso e indeterminato.
Di fronte al costante deterioramento dell'attenzione intorno alla sfera “pubblica” e per celebrare il settantesimo anniversario della Costituzione italiana, la LUdE – Libera Università dell'Educare, con il sostegno della Fondazione Cariparma, ha scelto di dedicare la terza edizione del CantierEducare al tema dell'educazione civile. L'evento, in programma dal 20 al 23 novembre a Parma (WorkOut Pasubio e Palazzo del Governatore), dal 2015 vuole essere un moto di Resistenza per riaffermare una responsabilità educativa che appartiene a tutti gli adulti in generale e ai professionisti dell'educazione in particolare.
In questa edizione – che si fregia della Medaglia del Presidente della Repubblica, del patrocinio di Regione Emilia Romagna, Comune e Università degli Studi di Parma, delle adesioni di Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Gruppo Abele, Avviso Pubblico - Associazione Enti Locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie, Anpi - Associazione Nazionale Partigiani d'Italia sezione di Parma, CittadinanzAttiva, Cidi - Coordinamento Democratico Insegnanti e Studio Cevas – il CantierEducare prova a rispondere, attraverso lectio magistralis, laboratori, incontri gratuiti, ad alcune domande ricorrenti in tema di educazione civile, a partire da quelle apparentemente più ovvie: a chi spetta educare i giovani a esercitare diritti e doveri da cittadini? Ma soprattutto quando, dove, in quali occasioni? Lo farà attraverso il dialogo con più di 30 esperti, tra cui: lo scrittore Gianrico Carofiglio, la voce internazionale della giustizia ripartiva Tim Chapman, l'economista civile Stefano Zamagni, il maestro di strada per antonomasia Cesare Moreno, il vicedirettore de L'Espresso Lirio Abbate, il filosofo Salvatore Natoli e don Gino Rigoldi, da oltre 40 anni cappellano dell'Istituto penale per minorenni “Beccaria” di Milano.
Tutti i dettagli sul programma e ospiti sono presenti sul sito www.cantiereducare.it . La partecipazione al CE è riconosciuta dal Miur come attività formativa per insegnanti, presenziando ad almeno due giornate complete e previa registrazione del docente sulla piattaforma “S.O.F.I.A.”, grazie al sostegno del Gruppo Abele.

*Presidente della Libera Università dell'Educare e formatore della Direzione Generale della Formazione (Ministero della Giustizia)


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