Formazione in azienda

La carenza di competenze hi-tech mina la crescita di Industria 4.0

di Luca Orlando

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La principale sfida? Trovare le competenze. Il gap di know-how generato dalla brusca accelerazione tecnologica innescata dalla digitalizzazione di processi e prodotti non è affatto un tema solo italiano, problema esclusivo per le nostre imprese.

Si tratta in realtà di una preoccupazione condivisa a livello globale, come testimonia il primo report sulla manifattura pubblicato in coincidenza dello sbarco definitivo in Italia del World manufacturing forum, in programma oggi e domani a Cernobbio.

Tra le nove sfide identificate nel libro bianco 2018 (il World manufacturing forum report è consultabile sul sito del Sole 24 Ore), al primo posto vi è infatti proprio il tema delle competenze. Solo negli Stati Uniti, per effetto della ridotta offerta di personale formato in modo adeguato, si stima ad esempio che nel 2030 vi saranno quasi otto milioni di posizioni “scoperte”, tradotte in un mancato output di 607 miliardi di dollari .

Gap forse accettabile se l’obiettivo fosse quello della “decrescita felice” ma il punto di vista del Report è in realtà opposto. Perché il presupposto di partenza, il motivo per cui è nata la partnership tra Confindustria Lombardia, Politecnico di Milano e Ims (con il co-finanziamento di Commissione europea e Regione Lombardia) è al contrario la valorizzazione del settore manifatturiero, considerato motore di sviluppo (1 ora di lavoro genera 32 euro di valore aggiunto) e di inclusione, generatore di posti di lavoro di alta qualità, booster per innovazione e ricerca (con il 16% del valore aggiunto globale genera ben il 64% della spesa privata in ricerca). In sintesi, il miglior investimento possibile per uno sviluppo sostenibile e duraturo.

Il rapporto, risultato della collaborazione di oltre 30 esperti mondiali e della consultazione di più di 150 papers di policy, identifica una serie di sfide per l’industria del futuro: dalla scarsità di risorse e di energia alla iper-personalizzazione dei prodotti; dalla gestione efficiente dei dati alla loro protezione; dall’equilibrio tra reti locali e globali di fornitura all’utilizzo di nuovi materiali.

Al primo posto, tuttavia, c’è il nodo delle competenze. Determinante, perché proprio le aree che nei prossimi anni sono viste generare i maggiori vantaggi competitivi per le imprese (robotica, analisi predittive, internet delle cose, sensoristica avanzata e big data) sono quelle in cui è più evidente la scarsità del know-how, ora e anche in prospettiva. «Un problema non solo italiano - sottolinea Marco Taisch del Politecnico di Milano, responsabile scientifico del report - ma che riguarda numerosi paesi. La velocità della trasformazione tecnologica ha spiazzato numerose realtà e tutti gli esperti che abbiamo consultato sono concordi: l’assenza di competenze adeguate rischia di essere un elemento di debolezza per il sistema. L’investimento in nuove tecnologie è benvenuto ma deve essere accompagnato da sforzi analoghi anche in termini di istruzione e formazione».

Tra le raccomandazioni finali, dirette a tutti gli stakeholder legati all’industria, dalle istituzioni pubbliche ai sindacati, dagli imprenditori al mondo dell’istruzione, non a caso spicca proprio questo aspetto, strettamente correlato però al tema della costruzione di una nuova immagine per la manifattura. Anche in questo caso, un problema che non riguarda solo noi.

«Uno dei motivi per cui l’industria non riesce ad attrarre e a sviluppare un numero sufficiente di talenti - aggiunge Taisch - è la percezione negativa di questa attività, lo scarso appeal della fabbrica tra i giovani. Occorre quindi lavorare come se si trattasse di un “brand” da rilanciare, operando su tutti i canali possibili: dalla scuola ai mezzi di comunicazione, impegnando la stessa industria nel rappresentare al meglio le proprie qualità».

Altre raccomandazioni riguardano l’aiuto alle Pmi nella loro transizione digitale, il rafforzamento di infrastrutture fisiche e immateriali, lo stimolo a eco-sistemi dell’innovazione, la creazione di luoghi di lavoro attrattivi, la spinta alla sostenibilità.

Con un focus particolare sulle politiche di stimolo pubblico alle iniziative imprenditoriali, tra cui schemi di sostegno finanziario all’innovazione: per l’Italia, Impresa 4.0

«Occorre proseguire - conclude Taisch - perché diversamente gli sforzi messi in campo per rompere l’inerzia del passato andrebbero sprecati. E se l’intenzione del Governo, come dichiarato, fosse quella di aiutare soprattutto le Pmi, credo che la continuità delle misure sia quanto mai necessaria: le grandi aziende procedono anche da sole mentre quelle di minori dimensioni vanno aiutate e accompagnate in questa difficile trasformazione».


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