Enti e regioni

La formazione professionale passepartout per il lavoro

di Claudio Tucci

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Più del 50% dei giovani che escono da un percorso di formazione professionale, che hanno cioè concluso il ciclo di studi triennale, ha trovato un impiego nell’arco di 3 anni. I contratti di apprendistato di 1° livello dopo l’introduzione del sistema duale in Italia hanno avuto un’impennata: il 32% in più. Entro i due anni il 79% dei contratti è diventato a tempo indeterminato.

Il seminario Europa
La formazione professionale gioca sempre più un ruolo essenziale, come ponte tra education e mondo produttivo. Ma oggi l’intero settore avrebbe bisogno di corsie preferenziali e semplificate, consone ad una economia 4.0 e ad una società 5.0. Parte oggi a Roma, il seminario Europa, organizzato dal Ciofs-Fp (Centro italiano opere femminili salesiane per la formazione professionale) e promosso da Forma (Associazione nazionale enti di formazione professionale); una tre giorni per approfondire il nesso, strettissimo, tra rilancio dell’occupazione giovanile e, in prospettiva, costruzione dei futuri standard del welfare italiano.

Superare gli ostacoli burocratici
«L’imprinting di chi fa formazione professionale è da sempre molto concreto, parte dalla valutazione del mondo reale e delle sue necessità. Su queste si progettano corsi mirati che hanno già una prospettiva di impiego - spiega Manuela Robazza, presidente nazionale Ciofs-Fp -. Negli ultimi decenni abbiamo migliorato la velocità di progettazione per esser pronti alle richieste formative nel minor tempo possibile. Spesso però ci troviamo a doverci fermare per questioni burocratiche».

Serve quindi un cambio di passo. I mestieri tradizionali non sono spariti, si sono evoluti ed espansi, generando nuove figure molto ricercate da artigiani, imprese, professionisti e commercianti che, faticando a trovarle, chiedono quindi che vengano formate. Di qui la necessità che imprese e formatori si allineino su comuni esigenze: avere, da una parte, giovani preparati per i mestieri di cui c’è bisogno, dall’altra, la possibilità di rispondere alle esigenze del mercato attivando corsi mirati alle specificità dell'economie del territorio. Un processo paradossalmente lineare e utile che invece risulta impedito dalla burocrazia.


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