Servizi per il lavoro

La formazione digitale passa da 500 «Mooc»

di Valentina Reda

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Lavori in continua evoluzione, autoformazione permanente? Ci pensano i Mooc, i corsi online di alta qualità che i migliori atenei del mondo offrono a costi irrisori. Grazie al formato flessibile e al brand prestigioso, in pochi anni sono diventati il punto di riferimento per l'acquisizione di competenze – e credentials – per chi un lavoro già ce l’ha. Ma sa che dovrà cambiarlo, e aggiornarlo, sempre più spesso. Un’esigenza che riguarda anche i professionisti. Solo per restare all’offerta dei principali provider internazionali, per loro è a disposizione un bacino di circa 500 corsi.

Le stime più diffuse

Nel 2030 la metà dei profili lavorativi attualmente esistenti sarà obsoleta. I nuovi professionisti - prevede Jennifer Carpenter, ex Global head of recruiting di Accenture e oggi a Delta Airlines - saranno sempre più selezionati sulla base del loro learning quotient (LQ), l’attitudine individuale a imparare, disimparare e reimparare. All’insegna della formazione continua. Le grandi piattaforme Mooc internazionali hanno intercettato subito il trend, moltiplicando l’offerta di corsi “verified”, che forniscono certificati utilizzabili all’interno dei curriculum personali e nei profili sui principali social network professionali. A cominciare da Linkedin, e dalla nuova casa madre Microsoft, che sta investendo in questa partita a piene mani.

Il mercato è in crescita esponenziale, con circa 2.000 corsi per il settore tecnologico (Computer Science, Programming e Data Science) e del Business (Management, Marketing, Finance), 2.000 tra Scienze Sociali e Scienze Umane, e altrettanti tra Ingegneria e Health and Medicine. Quasi tutti i corsi sono in lingua inglese, con la Cina che comincia a farsi seguire.

I pacchetti per professionisti

Rappresentano il trend più rilevante. Sono attualmente oltre 500 i programmi Mooc di specializzazione professionale disponibili sulle piattaforme internazionali. Coursera, il provider leader con oltre 30 milioni di utenti, apre la strada con più di 250 specializations, seguita da edX, con al suo attivo più di 170 programmi divisi tra micromasters, xseries, professional certificate e professional education. Inseguono FutureLearn con oltre 20 programs e Udacity con 26 nanodegrees.

I programmi sono certificati dai provider e non sostituiscono i titoli di studio universitari, ma stanno acquistando rilevanza sempre maggiore come attestazione di competenze nel mercato del lavoro. I costi vanno da poche centinaia a 2.500 dollari, a seconda del tipo di programma e dall’istituzione erogante. Ma la chiave principale del successo è la formula “freemium”. Segui gratuitamente. Paghi solo se vuoi completare il programma, e richiedere il certificato.

L’offerta è principalmente di stampo tecnologico, con un gran numero di pacchetti formativi in Data science, intelligenza artificiale, Blockchain, con incursioni nelle competenze trasversali, dal business writing alle soft skills. Grazie ai Mooc, oggi è possibile - con pochi click e la giusta dose di impegno - seguire un nanodegree in digital marketing costruito direttamente dalle aziende leader del settore come Facebook, Google e Hootsuite e studiare in una delle università top della Ivy League americana, da Harvard e Mit a Yale e Stanford. Fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile frequentare, da casa, una specialization in Business Foundations dell’università della Pennsylvania, con la possibilità - per giunta - di richiedere una borsa che copra il costo del programma. O un professional program in Data Science for Executives di Harvard, con il supporto di un team di 18 instructors di uno degli atenei più ambiti del mondo.

Coursera e edX restano le piattaforme con la maggiore diversificazione dei temi e le partnership universitarie più prestigiose, ma l’offerta è in continua crescita. E come è emerso durante la conferenza Crui di Udine a fine giugno per lanciare l’università digitale, è che anche i grandi atenei italiani stanno per scendere in campo. In che modo lo vedremo nei prossimi mesi.

Federica Web Learning- Università di Napoli Federico II
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