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Più veloce l’ingresso nell’Ordine quando il tirocinio è anticipato

di Antonello Cherchi e Valeria Uva

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Tra gli avvocati, alle prese con le nuove regole di accesso al lavoro, e i medici, in attesa di vedere approvato il nuovo tirocinio e modificato l’esame di Stato, ci sono tutte le altre categorie di liberi professionisti. Per alcune si tratta di intenzioni da tradurre al più presto in una proposta di legge, per altre di sperimentazioni da avviare o in procinto di partire. Sullo sfondo di quasi tutte, però, c’è l’obiettivo di arrivare, un giorno o l’altro, al titolo abilitante.

Ci pensano anche gli avvocati, che pure hanno cambiato lo scorso anno l’esame di Stato e si stanno cimentando con le scuole di formazione, a cui dovranno accedere quanti si iscriveranno al registro dei praticanti a partire dal prossimo 29 settembre. Scuole da affiancare al tirocinio, anch’esso riformato. «Ci piacerebbe, però,confrontarci - afferma Francesca Sorbi, componente del Consiglio nazionale forense - anche su un progetto di laurea professionalizzante per le professioni legali». Pure i geometri chiedono la laurea abilitante, attraverso un progetto di legge: «Sono già partiti corsi triennali che ricalcano la proposta - annuncia il presidente Maurizio Savoncelli -e che potrebbero trasformarsi in abilitanti, se la legge fosse approvata».

Orizzonte, quello della laurea abilitante, che tenta pure i medici, ora in attesa del decreto che anticipa il tirocinio a prima della laurea e rivede i test dell’esame di Stato. Sul tirocinio anticipato per i primi sei mesi (su 18) all’interno del corso di laurea altre professioni hanno avviato da tempo le sperimentazioni: così ad esempio i commercialisti possono contare su quasi 90 convenzioni con altrettante Università. Una quarantina quelle attive per i consulenti del lavoro. Gli avvocati raccolgono i primi frutti: a Milano ad esempio sono 91 i tirocini anticipati in corso (il 5% del totale) e a dicembre i primi sosterranno l’esame con sei mesi di anticipo. Anche se non esiste un monitoraggio nazionale la sensazione è che questa strada sia ancora poco battuta, anche perché può percorrerla solo il laureando in regola con gli esami, e in alcuni casi con medie alte.

La pattuglia delle professioni “agrarie” (agrotecnici, periti agrari, agronomi) ha il tirocinio propedeutico all’esame di Stato, ma in particolare per gli agrotecnici il problema è di diversificare le prove dell’abilitazione: «Vi arrivano profili - spiega il presidente del Consiglio nazionale Roberto Orlandi - molto diversi: dal biotecnologo all’ingegnere ambientale». Problema analogo affligge i periti industriali. «Non è più sostenibile arrivare ad avere fino a 36 prove diverse a seconda del titolo di studio - commenta il presidente Cnpi Giampiero Giovannetti -. Dobbiamo ridurre a sette le aree di specializzazione». Andrea Sisti, presidente degli agronomi, e Mario Braga, presidente dei periti agrari, sono invece alle prese con la sperimentazione di alcuni percorsi professionalizzanti.

Il problema di differenziare le prove dell’esame di Stato è anche dei geologi e dei biologi. Per i primi è Francesco Peduto, presidente del Consiglio nazionale, a sottolineare come l’abilitazione «sia tagliata su una visione naturalistica della professione». Alla guida dei biologi è arrivato da poco Vincenzo D’Anna, per il quale «va modificato il corso di studi e, dunque, anche l’esame di Stato, con prove calibrate sui diversi profili della professione».

Ma c’è anche chi guarda oltre il momento dell’abilitazione: i commercialisti, ad esempio, convinti che il futuro sia legato alla specializzazione. Il Consiglio nazionale ha istituito le Saf (scuole di alta formazione), attive su base regionale in collaborazione con le università. Propongono corsi facoltativi, riservati a chi è già iscritto. Al momento il titolo non è riconosciuto, ma da tempo il Cndec è al lavoro per ottenere il via libera dal Parlamento.


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